L’hamburger, quel panino che avete mangiato per la prima volta da McDonald’s o al Burghy tanti anni fa – non mentite, lo so che lo avete fatto – è ormai a tutti gli effetti entrato nell’olimpo gourmet. Soffici pani lievitati con amore, impastati e accompagnati in forno con mano sicura; carni frollate di razze pregiate battute al coltello e poi mescolate a spezie rare; ingredienti comprati rigorosamente da Eataly.
Insomma, il gourmetburger, la vetta del gusto.

Sfortunatamente stasera il frigo è vuoto e abbiamo quindici minuti prima che inizi la partita: che si fa? La soluzione è una: il CoopBurger, il grado zero dell’hamburger. Tutti gli ingredienti sono rigorosamente acquistabili in un unico blitz alla Coop, ed eventualmente stipabili in frigo per la bisogna.

Vi vedo già alzare il sopracciglio, miscredenti gastrofighetti che non siete altro. E invece il risultato è eccellente e godereccio. Seguitemi e non ve ne pentirete.

Il seguente panino è stato completato in quindici minuti netti, compresi di rapido servizio smartfotografico, figlio treenne che voleva assolutamente aiutare il papà a cucinare, telefonata della nonna durante il delicato momento della cottura, moglie che faceva di tutto per far notare che non era il caso di mettersi a far foto alle padelle in mezzo a questo delirio. Della serie: vi sfido a provarci con il gourmetburger.

Come vedete non ci siamo fatti mancare niente: ingredienti tutti rigorosamente incellofanati e preconfezionati.

Hamburger_ingredienti_01La scelta della materia prima è importante anche per il CoopBurger.

Cipolla rossa di Tropea, pomodoro che sappia qualcosa (qui ho barato, l’ho preso dal fruttivendolo), cetriolini e insalata iceberg tagliata a julienne.

La iceberg è senza dubbio alcuno la miglior insalata da hamburger: croccante e poco invadente. Il trucco della julienne l’ho copiato dal MacDonalds: sono sicuro che loro lo avranno fatto perché avranno calcolato che così risparmiano un grammo di insalata a panino che moltiplicato tutti i panini che fanno viene fuori il pil della Svizzera.
Io molto più semplicemente trovo che così si risolva uno dei drammi degli hamburger, ovvero lo sgocciolamento della salsa: con la julienne sughi e umori attraversano lo strato dell’insalata e vengono assorbiti dal pane.

Upgrade trick: lasciate perdere i cetriolini italiani e trovate una boccia di gurken, cioè i cetriolini alla tedesca, quelli dolciastri. È la morte sua.


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Il trucco per la carne c’è, ed è poco salutare: volete ricreare quel delizioso profumo da diner, un misto fra reazione di Maillard e odore di piastra sporca della festa dell’Unità? Facile: usate lo strutto. Sembra una cazzata, ma cambia tutto il gusto della vostra carne.

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Quando mancano due minuti alla fine della cottura della carne, mettetegli sopra il formaggio, in modo che si sciolga.

Dopo mille prove, sono giunto alla conclusione che il Tilsiter sia il migliore: si scioglie, non ha un gusto eccessivamente forte ma è al tempo stesso saporito. Se non trovate il cheddar, prendete il Tilsiter ad occhi chiusi.


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Come fare a resuscitare quei panini smorti? Ovvio, li aprite e li scaldate alla piastra, sia sopra che sotto, fino a un attimo prima che si brucino, quando cominciano a formare una perfetta crosticina.
E se volete proprio esagerare, li ripassate nella padella dov’è rimasto il sugo della carne (ovviamente solo dalla parte interna, eh).

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Si passa alla costruzione della piramide. Ci sono diversi modi di farlo, questo è quello che uso ormai da anni.
Strato inferiore del panino, e ketchup. Sul ketchup metto il pomodoro e sul pomodoro l’insalata. Poi ribalto la carne in modo da avere il formaggio a contatto con l’insalata. Sulla carne ci vanno cipolla e cetriolini. Lo strato superiore del panino viene spalmato di maionese e si chiude.

In questo modo unite gli ingredienti in accoppiamenti familiari (ketchup e pomodoro, pomodoro e insalata, carne e cipolla) oltre a dar modo alla calotta superiore del pane di assorbire il sugo della carne.


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Basta, è ora di mangiare. Schiacciate il vostro hamburger per dargli un po’ di stabilità e buon appetito.

Vi stupirete del risultato.

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44 anni, doppio papà, si occupa da aaaaanni di comunicazione web. Genovese all’anagrafe ma in realtà di solide origini senesi, ha sposato una fiamminga francese creando così un incasinato cortocircuito di tradizioni enogastronomiche

1 OPINIONE

  1. Luniche cose proprio che non mi vanno giù sono quel simil cavolo chiamato iceberg e i fintissimi semi di sesamo del panino,poi ovvio gli altri prodotti Coop non sono pessimi,io ci compro e devo dire che basta saper scegliere e sopratutto cucinare ci si fa un bel paninazzo 🙂

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