My selfie and myself. Ovvero come ti salva un minestrone

Mi ero ripromessa un “digital detox”. Invece, in queste vacanze, nonostante la costante e forzata socializzazione live, non ci sono riuscita. Un argomento in particolare mi ha letteralmente inseguita: i selfie spuntavano da qualsiasi testata on line.

A quanto scrivono i giornali (e a ruota tutti gli altri) “selfie” è la parola del 2013 e, temo, anche quella del 2014. Un selfie, secondo l’Oxford Dictionaries Online  è “una fotografia che uno scatta a sé stesso, in genere con uno smartphone o una webcam e che viene caricata su un social media”. Con il selfie si fa un balzo in avanti incredibile: racconti una parte della tua storia al mondo, e, soprattutto, cerchi di capire come il mondo ti vede. Non c’è nulla di male in questo, non ci vedo vanità bensì un tentativo di scambiare le proprie esperienze.

Però, c’è un però.

Tutti noi abbiamo un passato digitale e tutti abbiamo assecondato il nostro narcisismo con leggerezza: da MySpace in avanti la richiesta di un avatar/foto profilo con la nostra facciona è diventata imprescindibile. Ieri si chiamavano autoscatti ovvero immagini solitamente sfocate, tagliate, nonostante questo molto amate dai loro proprietari e diffuse tra pochi intimi. Ecco, io mi trovo preistoricamente ancora a questo punto. Chi ha avuto una relazione a distanza lo sa: un MMS sexy della tua fidanzata valeva più di ottocento SMS scritti in cui si giurava eterno amore.

Il selfie ci ha cambiati. Ci sono gli eterni bambini che uozzappano la propria foto mentre fanno la linguaccia alla fotocamera credendo – immagino – di risultare estremamente sexy e appetibili, quelli che mostrano all’amante l’ultima performance sportiva sperando che i pixel portino con sé anche quel tot di feromoni sudati per farla crollare ai loro piedi e quelli (anzi, quelle!) che risvegliano gli orsi dal letargo con i sextie (selfie + texting, l’evoluzione hot del selfie).  Posto che qui pensiamo che il selfie ad uso privato sia sano, dopo le festività, a meno che non siate delle sportive provette, c’è il divieto assoluto di postare un selfie delle vostre chiappe su qualunque social, compreso Snapchat. Con il vostro fidanzato potete fare quello che volete, siete voi a conoscerlo, ma ricordate bene che ogni selfie potrebbe essere usato contro di voi!

Siccome su Papille ci teniamo a farvi fare bella figura, ecco il suggerimento per  una remise en forme sfacciata e assicurata per lui e per lei!

Minestrone detox

Dosi per 6-8 persone
Tempo: un’ora circa oltre all’ammollo dei legumi (in questo caso fagioli borlotti, 8h)
Attrezzatura: passaverdura (per chi lo desidera)

Ingredienti:
1 cipolla grande
2 carote
3 zucchine
1 ciuffo di prezzemolo tritato
2 patate medie
1 spicchio di aglio
300 gr pomodori
250 gr fagioli borlotti
200 gr piselli
1 porro
1 cavolfiore di media grandezza
qualche foglia di basilico
olio, sale, pepe qb.
(potete sostituire qualsiasi ingrediente con la verdura di stagione)

Condimento: Olio e parmigiano a piacere

La ricetta

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Lavare e sbucciare tutte le verdure e ridurle a tocchetti (il cavolfiore va ridotto a cimette), sbucciare accuratamente i pomodori togliendo i semi. Tritare finemente carote, sedano e cipolla e l’aglio, soffriggere in una pentola capiente in cui aggiungerete tutte le verdure tagliate.

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Aggiungere i fagioli borlotti che avrete fatto ammollare per 8 ore.

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Fate rosolare qualche minuto per insaporire le verdure. Coprite tutto con acqua fredda e portate a bollore.

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Aggiungere il sale secondo il vostro gusto e le croste di parmigiano. La cottura (fuori dalla pentola a pressione) richiede circa 50 minuti. All’ultimo aggiungere prezzemolo e basilico tritati.
Chi preferisce può passare il minestrone con il passaverdura.

Completare con olio extravergine a crudo, pepe macinato e parmigiano. In Liguria spesso si unisce un cucchiaio di pesto in ogni piatto.

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Lady Papilla, il tocco femminile che mancava a quei tre. Donna dai mille interessi e perennemente in movimento, scrive ricette e dispensa consigli per sopravvivere ai sentimenti e agli ormoni

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