Partecipare ad un campo estivo cattolico all’età di quindici anni può provocare diverse reazioni: c’è chi alla fine ha sentito la chiamata e ha deciso di diventare prete, c’è chi, come me, non vedeva l’ora di partecipare per rivedere gli amici. C’erano delle regole, ma si potevano infrangere senza troppe difficoltà. Una cosa gustosissima.
Prendiamo un grande classico: il “deserto”, una meditazione “biblica” di qualche ora in assoluto silenzio, preferibilmente in luoghi dimenticati (pure) da Dio. Era il momento durante il quale i più sgamati si imboscavano. Anche quella era preghiera: non si dice forse che Dio è amore?

Una macchina scura e scassata aveva fatto il suo ingresso nel parcheggio della casa vacanze: era il nostro don, una persona molto carismatica a cui piaceva molto cucinare e, soprattutto, mangiare. Non si era presentato da solo. Insieme agli zaini, alle provviste, scaricò uno schianto di ragazzo che aveva il compito di dargli una mano.
Il commento generale di noi fanciulle già rassegnate fu “eccolo là, il diacono: i più carini sono sempre i primi ad andarsene”. Il “diacono”, era toscano, aveva qualche anno più di noi, abitava a Pisa,  suonava la chitarra, e no, non aveva alcuna intenzione di prendere i voti. Alleluja – alleluja.

Fu subito chiaro al prete che nonostante si trattasse di un campo estivo cattolico, gli occhi non ci mancavano. Così cercò di tenerci occupati e… divisi. La zona franca restava la cambusa, toccava a tutti in turni ciclici, serrati e disciplinati.

Non mi soffermo a raccontarvi delle gare per poter lavare i piatti insieme al belloccio o discutere sull’importanza della precisione del taglio della cipolla.
Sarebbe coerente dire, dato il blog che mi ospita, che galeotta fu la cucina. Per onor del vero è più corretto dire che galeotta fu Starway to Heaven suonata dal pisano in spiaggia ad una fortunata quindicenne: a quella età non si conoscono ancora certi cliché. In quarantotto ore ero già cotta, bollita, anzi ribollita.

Che dite, proviamo?

 

La Ribollita toscana

Tempo: lasciate ogni speranza, fatevi aiutare
Attrezzatura: mixer, passaverdura
Ingredienti:
300 gr cavolo verza
300 gr cavolo nero
q.b. olio extravergine di oliva
150 gr pomodori pelati
1 patata
1 cipolla
1carota
1 porro
1 gambo di sedano
350gr fagioli cannellini secchi
100 gr bietole
sale e pepe qb
pane toscano

La Ricetta

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Mettere in ammollo i fagioli per una notte; una volta ammorbiditi cuocerli in abbondante acqua per un’ora e mezza circa a fuoco lento. Una volta lessati trasferirli in un piatto e conservare l’acqua di cottura.

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Mondare la verdura, staccare dalle foglie le coste centrali di bietole e cavolo.

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Tagliare le coste in pezzi più piccoli, in modo che la cottura di queste sia uniforme a quella delle foglie. Tritare grossolanamente le verdure.

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Cospargere  il fondo di una pentola di coccio con abbondate olio e soffriggere carota, sedano , cipolla e porro.

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Unire i pomodori senza la pelle. Fate rosolare e unire il resto delle verdure. Chi vuole può inserire un po’ di timo e qualche foglia di rosmarino.

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Lasciare cuocere le verdure mescolando spesso e aggiungendo di tanto in tanto l’acqua utilizzata per far rinvenir

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Passare la metà circa dei fagioli cannellini al mixer e tenere da parte la crema così ottenuta.

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Una volta che la verdura sarà tenera passane metà con il passaverdura.

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Rimettere la verdura passata nella pentola, mescolare, unire la crema di fagioli e quelli lasciati interi. Ripassare sul fuoco unendo l’olio

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Servire la pietanza ben calda alternando uno strato di ribollita ad uno strato di pane toscano.
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Lady Papilla, il tocco femminile che mancava a quei tre. Donna dai mille interessi e perennemente in movimento, scrive ricette e dispensa consigli per sopravvivere ai sentimenti e agli ormoni

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