Sicilia mon amour: la ricetta delle seppie con pomodorini e piselli

L’aereo si abbassa ed entrano negli occhi le scogliere rosse di Terrasini, il mare turchese, una città che non conosco, Palermo, e l’idea di un’estate perenne. Poi, improvvisamente l’aereo punta la montagna, questa séguita a farsi vicina, il panico sale.
La città, la Sicilia, forse è proprio questo: non ti fa abbandonare all’estasi, ti fa mantenere la guardia alta. Soprattutto quando si percorre l’autostrada all’altezza di Capaci. Passando davanti alla stele in memoria di tutti gli assassinati nell’attentato, è impossibile non fermare la conversazione e non ripensare a dove ci trovavamo il 23 maggio del 1992.

Sono partita per l’Isola dopo aver messo in valigia il kit della genovese perfetta: il pesto. Ospitata a casa di Giuliana, l’esplorazione solitaria mi ha portato a scoprire almeno una decina di luoghi che potrei chiamare “casa”, perché è così che mi sono sentita. Dai mercati alle chiese, dalle piazze agli scorci sorprendenti dell’orto botanico, innamorarsi di Palermo è come innamorarsi di una persona.
Ti seduce da subito, è uno di quelli luoghi che si evolvono, che vivono, anche se lo sforzo, a volte, lascia lo spazio ad una dolente rassegnazione. Ed è in questo preciso istante che si comprende se è amore oppure no, se lo sforzo di continuare a conoscere anche i difetti della città significa iniziare ad amarla. Palermo non è fatta per i deboli di cuore, ma per gli assetati, per i gioiosi, per coloro che non si arrendono allo stato delle cose.

seppiline_01Roberto Alajmo, mette in guardia il “Viaggiatore Femmina” dagli sguardi insistiti, concupiscenti, quelli che fanno sentire una donna a disagio. Per contro posso affermare che a guardare sono in egual misura le donne, con uno sguardo diretto, sebbene meno inquisitore rispetto a quello degli uomini. Talè comò talìa. Guarda come guarda. L’appagamento coincide con il piacere del gioco in sé.

La città esprime uno dei suoi lati migliori nei mercati, nelle friggitorie. Nulla al confronto dell’essere invitati a pranzo da una mamma palermitana. A me è successo, e nella mia memoria resta indelebile il ricordo delle squisitezze consumate in quel focolare domestico.
Altri sapori, altri odori, sono rappresentati dalla stigghiòla, pietanza cotta sulla griglia sociale in Vuccirìa dallo stigghiolaro. Non volevo sapere di cosa si trattasse, poi l’ho scoperto. Potrete scoprirlo anche voi, non sarò io a rovinarvi la sorpresa! I banchetti specializzati nello street food sono dei banchi di prova: qui il viaggiatore viene condotto per mettere alla prova stomaco e coraggio.

Amerei raccontarvi altre delizie, come la cassata, i gelati, la stupenda granita al gelso e tutti i profumi del pesce mangiato davanti a panorami mozzafiato accompagnati da ottimo vino locale. Ma poi non vi racconterei la ricetta di oggi – seppie con pomodori e piselli – che in questo caso è dedicata a tutti coloro che mi vogliono bene, al di là di questo mare, che a volte, mi vengono a trovare.

Seppie con i piselli

seppioline_02Per 4 porzioni:
500 gr seppie pulite (meglio seppioline)
300 gr piselli
200 gr pomodorini
1 scalogno
prezzemolo, olio, sale, pepe q.b.
Vino bianco secco
(peperoncino)

Lavare accuratamente le seppioline che andranno rosolate in padella con un filo d’olio, lo scalogno, il prezzemolo, un pizzico di sale e i pomodorini tagliati a metà (fuoco vivace, ma non troppo). Fate rosolare per 5 minuti e poi sfumare con un bicchiere di vino bianco secco.

seppioline_03Quando il liquido sarà evaporato aggiungere, i piselli. Far cuocere per altri 20 minuti circa, aggiungendo, se necessario del brodo vegetale.

Appena le seppioline risulteranno tenere, salate e pepate, chi desidera potrà aggiungere un pizzico di peperoncino.

Servire il piatto ben caldo.

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Lady Papilla, il tocco femminile che mancava a quei tre. Donna dai mille interessi e perennemente in movimento, scrive ricette e dispensa consigli per sopravvivere ai sentimenti e agli ormoni

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