Genova. Boccadasse. Spiaggetta di Boccadasse. Le case accoccolate come scogli colorati, il profilo della chiesa stagliato nel tramonto, il vociare della gente, i gozzi addormentati sulla rena. Una delle cartoline più belle di Genova.

La posizione è talmente perfetta che un #ciaoMilano parte quasi senza accorgersene. Anche se un milanese imbruttito non direbbe mai posizione. Location, piuttosto.

Proprio sul mare – ma proprio, eh – c’è la terrazza di questo ristorante dalla storia travagliata. Perché a tanta bellezza non ha corrisposto altrettanta gloria gastronomica. Piuttosto, cambi di gestione frequente, qualche periodo di chiusura, e una proposta mai troppo ricercata.

Fino a un paio di stagioni fa, quando è subentrata una nuova gestione, cominciata con Luca Collami (mr. Baldin) ai fornelli. Nel frattempo, Collami si è spostato a Finale Ligure (Ristorante L’Armatore) e da gennaio è stato sostituito da Matteo Badaracco, già suo secondo. Lo avevamo apprezzato in città al Giardino degli indoratori (qualche anno fa) e all’Oca Ubriaca, bistrot a Sestri Ponente, della stessa proprietà del Santa Chiara.

La cucina oggi sembra aver preso una strada precisa. Che è quella di una ricerca gourmet mai esasperata, a volte un po’ piaciona, ma comunque ricerca. Merito a questo, anche se i prezzi sono importanti (antipasti 16-22 €, primi 16-22 €, secondi 26 €, dolci 10 €, circa 75 € per quattro piatti, più coperto, acqua e caffè ognuno a 3,5 €). La scelta migliore, per tutto il tavolo, è il menu degustazione di 5 piatti a 70 euro. Per una cena romantica, c’è il privée a pelo d’acqua: un tavolo da due posti, prenotabile con menu degustazione a 200 euro.

Per cominciare, la mozzarella di bufala tiepida, succo di pomodoro e gelato di basilico è di sicuro successo, nella sua (fin troppo) semplicità. Osa di più la tartare di gamberi rosa, cocco, avocado e lime: materia prima ineccepibile, lavorata con intelligenza. Gli spaghettoni Mancini con datterini alla brace e ricci di mare si muovono nel solco del comfort food. Ma sono buoni, molto buoni, anche se la “bruciatura” dei datterini sovrasta la dolcezza del ricci.

Il tortello ripieno di burrata, colatura di insalata di pomodori, caviale e nocciole è più cerebrale. Viene “finito” al tavolo, con la colatura nel piatto dell’incolore succo del pomodoro. Tortello ineccepibile, per ripieno e consistenza, ma il piatto rimane un filo slegato (e se caviale e nocciole finissero nel ripieno?).

Tra i secondi, cappon magro, tataki di ricciola, o capesante gratinate (molto bene), zucchine trombetta, taccole e ciliegie. Si può chiudere con la millefoglie allo yogurt, lamponi e pistacchi, oppure semifreddo alle erbe, granita di sedano e gelato all’alloro.

La carta dei vini mescola tanti noti a qualche bio e triple A, con bottiglie a partire da 24 euro. Lo staff è allenato a “viaggiare” spedito, e sempre gentile.

Da portarci i foresti, se si vuole fare colpo. Da godersi in una serata di mezza estate. Anche se bisogna sganciare qualche palanca di troppo.

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Sotto i 40 (anni), sopra i 90 (kg), 3 figlie da scarrozzare. Si occupa di enogastronomia su carta e web. Genoano all’anagrafe, nel sangue scorrono 7/10 di Liguria, 2/10 di Piemonte e 1/10 di Toscana. Ha nella barbera il suo vino prediletto e come ultima bevuta della vita un Hemingway da Bolla.

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