Il ristorante U Fanale si trova appena fuori dal caotico traffico estivo che trasforma Calvi in un ingorgo permanente: basta superare la Cittadella e proseguire 800 metri lungo la strada costiera per Galeria e Porto, la D81B, per scorgerlo sulla destra, qualche metro sotto il piano stradale. Sapere che il ristorante è dotato di ampio posteggio vi metterà già di buonumore, e sapere che vi si mangia più che bene farà giustamente salire le aspettative. Che non resteranno deluse.

D’estate ci si siede fuori, sotto l’ombrello protettivo di un pino marittimo – sapientemente illuminato durante il servizio serale – mentre nei mesi freddi si può salire nella sala superiore, interamente vetrata e con uno spettacolare panorama sulla Revellata e sul suo faro, il “fanale” che dà il nome al ristorante.

U Fanale è aperto tutto l’anno e la cucina è “rivisitatamente corsa”, sotto la regia di Philippe Gouret. Insomma, se cercate il cinghiale in umido bussate ad un’altra porta (ad esempio chez Edgard a Lavatoggio, dove è commovente): qui i piatti hanno nomi lunghi, tipo parfait de veau à la brousse et miel de Montegrosso, bouquet de salade à l’huile de noix, chutney pommes et poires aux épices doux (parfait di vitello alla ricotta e miele di Montegrosso, insalata all’olio di noci, chutney di mele e pere alle spezie dolci).
La carta è equamente divisa fra terra e mare con un leggero vantaggio del pesce, e se non siete in vena di spesa (si veleggia intorno ai 45 Eu per tre portate) ci sono due onestissimi menù antipasto-piatto-dolce rispettivamente a 18,50 e 24,50 euro – quest’ultimo comprende anche un giro di formaggi.
La lista dei vini non si fa notare per nulla di particolare, tranne il solito enorme ricarico comune a tutti i ristoranti dell’isola: difficile trovare bottiglie sotto i 20 euro e i nomi sono i soliti, in gran parte gli stessi che si trovano anche al supermercato. Noi abbiamo optato per lo sfuso della casa, 9 eu euro al litro, un bianco della piana orientale senza infamia e senza lode. Nota di merito nella nazione con le acque più care del mondo: la caraffa con l’acqua del rubinetto viene portata di default e non la pagate, poi se volete la Perrier cavoli vostri.

Sul nostro tavolo atterrano per cominciare una zuppa di pesce di scoglio casalinga (casalinga per davvero, ho incontrato un paio di molecole di aglio troppo saporite per essere industriali), rigorosamente accompagnata da crostini, formaggio e rouille fatta in casa: una buona scelta, anche se preferisco versioni meno delicate. Il piatto con salmone marinato alle erbe con la coppa, invece, risulterà essere l’unica caduta della serata: altisonante il nome, troppo normale il risultato.
Il mio piatto di resistenza è uno stinco di agnello brasato al vino bianco semplicemente perfetto, mi dà l’idea che sia cotto a bassa temperatura per come si scioglie in bocca, il ristretto di accompagnamento – rilevato con una ditata di pesto senza formaggio – farebbe venir fame a un vegetariano. Cado in deliquio e spazzolo tutto, comprese le patate arrosto fatte come dio comanda. Ottimi anche i saltimbocca di filetti di San Pietro avvolti nella panzetta: il contrasto pesce-salume si ammorbidisce languidamente grazie ad un semplice quanto azzeccato insaporimento a base di timo e finocchietto.

Il piatto di formaggi, due pecorini a diverso grado di stagionatura con marmellata di fichi, è il giusto coronamento della parte salata del pasto.
Non può – non deve – mancare il tradizionale fiadone, qui nell’originale versione “naked” senza la pastafrolla e con una leggerissima nota alcolica data probabilmente da un liquore al limone. Dall’altra parte del tavolo sbarca una riuscita variante della classica torta di mele e pere.

Insomma, una cucina raffinata ma corsa, capace di andare senza fronzoli al cuore della materia prima senza salsine o francesismi; che punta su due-tre sapori per piatto e che sceglie sempre la via della semplicità per incastrarli ed esaltarli, dichiarando in questo modo l’attaccamento al territorio. Tutto molto pensato, e la dignità di non intaccare le ricette classiche, proponendone versioni tradizionalissime. Scenografica la presentazione dei piatti ed efficiente il servizio.
Una mosca bianca fra i ristoranti di Calvi e nella ristorazione d’assalto che d’estate trasforma ogni baracca dell’isola in una potenziale trappola per il turista: decisamente uno dei migliori rapporti qualità/prezzo mai trovato in anni di Corsica, che ha retto alla grande alla riprova di questa seconda visita, dopo averci ammaliato già tre anni fa.

Restaurant U Fanale

indirizzo: Route de Porto, Calvi
telefono: +33 (0)4 95 65 18 82
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44 anni, doppio papà, si occupa da aaaaanni di comunicazione web. Genovese all’anagrafe ma in realtà di solide origini senesi, ha sposato una fiamminga francese creando così un incasinato cortocircuito di tradizioni enogastronomiche

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